Barrisce l’elefante dell’elefante
“Di solito penso a quello che voglio dire, vado lì e lo dico. In questo caso, con i limiti di tempo e ovviamente un palco diverso, vogliono che presenti un discorso scritto, e per me va bene”. Chris Christie è un artista dell’improvvisazione, nemico giurato di ogni “stump speech” elettorale e per natura sospettoso verso il telepromoter, un trampolino elettorale soltanto per gli animali a sangue freddo, genere Obama. Rivedere per quattordici volte il testo del keynote speech che ha letto ieri alla convention repubblicana di Tampa dev’essere stato un affare penoso per un governatore che sulla schiettezza del discorso a braccio ha costruito la sua narrazione politica.
3 AGO 20

Roma. “Di solito penso a quello che voglio dire, vado lì e lo dico. In questo caso, con i limiti di tempo e ovviamente un palco diverso, vogliono che presenti un discorso scritto, e per me va bene”. Chris Christie è un artista dell’improvvisazione, nemico giurato di ogni “stump speech” elettorale e per natura sospettoso verso il telepromoter, un trampolino elettorale soltanto per gli animali a sangue freddo, genere Obama. Rivedere per quattordici volte il testo del keynote speech che ha letto ieri alla convention repubblicana di Tampa, finalmente nel vivo dopo la forzata falsa partenza di lunedì, dev’essere stato un affare penoso per un governatore che sulla schiettezza del discorso a braccio ha costruito la sua narrazione politica. Lo speech è stato pronunciato nella notte italiana, ma quando nell’intervista al programma “Morning Joe” Christie promette digressioni spontanee rispetto alla lettera del testo si evince immediatamente il significato della scelta di un oratore così lontano dai toni lineari di Mitt Romney: i repubblicani cercano la continuità delle idee nella discontinuità delle intonazioni. Tentano di coniugare la disciplina del debito pubblico, il taglio delle tasse, le ricette economiche spiegate in Power Point con un racconto che debordi dalle righe della conventional wisdom di partito. La prima chiave della convention di Tampa è il passaggio dallo “stump speech” al “keynote speech”, discorso elettorale in senso stretto ma abbondantemente condito con i tratti caratteriali del suo autore, e persino con quelli fisici, vista la mole debordante di Christie, l’elefante del Gop, l’elefante dell’elefante.
Il governatore del New Jersey ha consigliato a Romney di parlare di sé a Tampa, di stabilire un contatto non soltanto con gli elettori ma con le persone, di creare “empatia”, quel sentire comune sul quale Obama insisteva ossessivamente quand’era un candidato in odore di santificazione politica. Per accelerare il percorso di umanizzazione Romney si è affidato alla moglie Ann, da mesi impegnata a smussare i tratti robotici del marito, e anche nella giornata di ieri, dal titolo “We Built It” – riferimento al famoso spezzone in cui il presidente ha detto che gli americani che hanno un’azienda non possono attribuirsi il merito di averla costruita – la presenza femminile ha ingentilito un clima già funestato dall’altra presenza ingombrante di questi giorni repubblicani, quella dell’uragano Isaac. Ieri sul palco della convention si sono visti i pezzi pregiati dell’establishment repubblicano (John Boehner, Mitch McConnell, John Kasich), i personaggi in ascesa (Kelly Ayotte, Scott Walker, Nikki Haley), le promesse fulgide tipo Ted Cruz, candidato al Senato in Texas, e l’ex deputato Artur Davis, afroamericano che nel 2008 ha sostenuto con tutto il cuore Obama salvo poi ricredersi e passare dall’altra parte della barricata, spinto dalla delusione. La presenza di Davis serve a mandare un messaggio all’elettorato: essersi invaghiti di Obama quando la sua trama politica era irresistibile è un peccato tutto sommato perdonabile. Dopo la sbronza si può rinsavire e tornare all’ovile, dove Romney farà uccidere immediatamente il vitello grasso.
Ma la chiave è il discorso di Christie, perché è nella sua dimensione non convenzionale che il partito si gioca la possibilità di uscire dalla “comfort zone” per aggredire terreni inesplorati. Come scrive Bill Kristol nell’articolo pubblicato qui sopra, la somma dei fattori elettorali è un indicatore importante per interpretare una campagna elettorale, ma qualcosa nel processo di selezione del modello politico e della personalità che meglio lo incarna sfugge anche ai calcolatori più precisi. Nella liturgia di Tampa, Christie ha il compito di portare la retorica politica del partito dove i cantori dell’establishment non possono arrivare da soli. Il governatore ha scelto di dedicare la maggior parte dei suoi venti minuti di performance all’esaltazione delle idee repubblicane, limitando gli attacchi al modello di Obama: per scaricare l’aggressività elettorale ci sono oltre due mesi di velenosa campagna elettorale. Le condizioni climatiche avverse, che tolgono attenzione e copertura alla convention di Tampa (ieri Obama ha detto che l’emergenza di Isaac è una cosa seria, e “non possiamo sfidare la sorte”), sono il primo ostacolo per un partito alla ricerca dell’intonazione giusta per raccontare la propria identità, nella kristoliana coscienza che forse quello che pensiamo di sapere sulle elezioni è completamente sbagliato.